I giorni passano sempre più veloci, uno uguale all’altro, in una monotonia senza fine.
Non si riescono più a percepire i confini, non si riesce più a delineare un orizzonte.
Troppi contrasti, toni accesi, accenti, cuspidi. C’è bisogno di tonalità smorzate, pastelli, modulazioni leggere, fremiti, sussurri, brezze che accompagnino un cammino diventato sempre più difficile ed estenuante. Inaridito da un contesto sempre più spoglio.
Gli argini sono al limite estremo ed è crescente la pressione del nulla su di essi.
E’ quotidiana la battaglia che si combatte contro il niente, contro l’alienazione, contro il vuoto che assalta, che invade.
Il nemico è di quelli pericolosi: invisibile, furtivo. Non c’è rifugio che ti possa nascondere, scudo che ti ripari, barriera che ti protegga.
L’epidemia non ha risparmiato nessuno: intellettuali, scrittori, politici, amici.
L’amnio è rigonfio, pronto a nuovi orrendi parti.
E’ la società liquida di Bauman , incapace di sedimentare in processi storici acquisiti, norme, regole e comportamenti. Dove lo sciame, caotico e schizofrenico, ha sostituito gruppi e tribù, storia e leggenda.
I pochi nuclei di resistenza sono prossimi all’epilogo. Ennesimi spettri in pectore.
Il tempo è agli sgoccioli ma qui nessuno sembra accorgersene.
Noi qui, soli, in questo presente azzerato, alla disperata ricerca di sogni ed ideali perduti nell’angosciante pragmatismo che trionfa in questi giorni popolati dallo spettro dell’uomo qualunque.