Le finction, le soap-opere, i reality, con tutto il loro corollario di cerone e make-up sono riuscite nell’intento, quello di colonizzare le menti di milioni di media-dipendenti.
Quindici anni di palinsesti Rai-Mediaset hanno totalmente intriso, inconsciamente, la materia grigia di falsi modelli, da produrre mostri catodici privi di catodo.
Li possiamo osservare nella vita di tutti i giorni, negli uffici, per strada, in casa…
La disfatta umana assume gli sfumati contorni del voyerismo: una mania, un ossessione talmente dominante da costituire una pulsione parrossistica.
Osservare la vita degli altri, carpirne i segreti, gli scandali, le intimità in un crescendo talmente emotivo da condizionare gli schemi affettivi.
Una forma di morbosità condivisa a tal punto da diventare collante discorsivo e comportamentale, talmente integrato da essere diventato il vero presupposto della socialità moderna.
Politica, giornali, uomini di potere, manager si appassionano ai cazzi altrui in maniera sempre più bulimica.
Il “bene pubblico ” sconfina nella vita privata , in particolare se nasconde debolezze, errori e scandali. Una ruota che macina corna, sesso, amori, gelosie, litigi in un decomposto le cui esalazioni occludono lobi e corteccia.
Una psicosi, un’allucinazione di massa che non ha sconfitti ne vincitori ma una mutazione di specie lenta e graduale . Una nuova umanità sociale dominata da ciò che alcuni scienziati chiamano extimità.
Niente più barriere, vincoli, gabbie, scudi, fratello. Tutto all’aperto, condiviso e possibilmente convissuto da una tribù globale stereotipata, paraffettiva e spettatrice di una finction non più tale grazie a tutti noi che ne siamo diventati emanazione vivente.