Ci sono momenti come questo, in cui tutto mi sembra così nebuloso e cifrato…
Momenti in cui ho la sensazione di trovarmi di fronte a spazi privi di confine, assenti di orizzonte…
Pianure senza rilievi, statiche, senza movimento…
E io fermo, lì, sbiadito fotogramma di un film in attesa di una ripresa d’azione.
Non c’è divenire, cammino, né alcuna brezza che mi risvegli dal sopore esistenziale.
Piacere, dolore sono ricordi lontani, appartenuti ad un corpo che non sa più di esistere e ad una mente aliena, sull’orlo dell’abisso.
Da tempo i ricordi mi hanno abbandonato, privandomi di un’identità storica che più non mi appartiene.
Sistoli e diastoli scandiscono ritmicamente un tempo, il mio, privo di accenti percettivi, sporgenze, divenire…
La gente intorno a me non si affanna più, la compassione è un flebile ricordo fatto di abbracci, lacrime e carezze.
Le voci sono echi lontani che giungono da una dimensione onirica che nulla ha del sogno.
Spettri evanescenti fanno breccia quà e là, in squarci spazio-tempo indefiniti. Sono indistinti, sfocati, irriconoscibili. Vorrei sentirne il calore, poterne delineare un rilievo, un ricordo…
Dove vivo non c’è tempo, nè spazio, nè colore, nè sapore.
Un luogo dove si stà e basta, nell’attesa che qualcuno si ricordi di me e metta la parola “fine” ad una prigionia senza sbarre e senza catene, dove nemmeno le lacrime sgorgano più da questo niente.